K-1 Rules

“Chi pensi sia il miglior fighter oggi?” “Io!” (Ramon Dekkers)

Lo sport conosciuto oggi come K-1 Rules nasce in Giappone negli anni ’90 dall’idea di un maestro e promoter dalle idee non convenzionali, Kazuyoshi Ishii, che in un momento di gravi condizioni economiche e sociali per il suo Paese riuscì a lanciare un torneo di enormi proporzioni in cui si fronteggiavano i migliori atleti al mondo. Il 30 aprile 1993 a Tokio si tenne il primo Gran Prix e il K-1 Tournament rimase il più prestigioso torneo internazionale fino al 2012.

k1Ma perché “K-1 Rules”? K-1 indicava inizialmente il regolamento utilizzato nel torneo, che fondeva il karate (in particolare lo stile kyokushin che prevedeva ginocchiate e K.O.) e la kickboxing americana. Dalle iniziali di queste discipline la “K”. Il numero 1, invece, indicava l’unione di diversi stili, anche se in seguito si provò a lanciare anche tornei K-2 e K-3 per categorie di peso più leggere.

Il successo fu tale da influenzare le scuole di tutto il mondo dove si iniziò a insegnare una nuova disciplina, nota come thai-kickboxing o Japanese kickboxing, nome che ritroviamo a volte ancora oggi. Solo in seguito prese il nome di K-1 Rules.

Il K-1 è più completo rispetto agli altri stili di kickboxing perché ammette le ginocchiate e i pugni portati ruotando su sé stessi (spinning back fist). Inoltre il bersaglio è più ampio perché le gambe possono essere colpite dalla caviglia in su, anche l’articolazione. Anche se non prevede lotta, permette qualche secondo di “clinch”, perciò accorcia molto le distanze e implica un maggior contatto tra i combattenti.

Si ringrazia Silvia Scampini per i testi