KICKBOXING

“Tutto deve cambiare perché nulla cambi” (Giuseppe Tomasi Di Lampedusa)

KickboxingC’era una volta il karate, scoperto dagli americani in Giappone durante la Seconda Guerra Mondiale e importato in Occidente. Senza addentrarci nell’archeologia delle arti marziali, alla fine degli anni ’60 il karate era già diventato uno sport con anche combattenti professionisti, ma in pochi anni il pubblico cominciò a perdere interesse e alcuni atleti sperimentarono forme di combattimento più spettacolari, che contemplavano il K.O. e che prevedevano l’uso di guantoni da pugilato e protezioni per i piedi. Tra i più famosi pionieri non si può non ricordare Chuck Norris, prima di diventare l’eroe di calci volanti e “facts”.

La data simbolo per questa disciplina è il 14 settembre 1974, quando a Los Angeles si tenne il primo campionato di Full Contact Karate, che in pochi anni si separò dalle arti marziali per diventare lo sport “kickboxing”, cioè “tirare di calcio e di pugno”. In poco più di 40 anni la kickboxing si è evoluta incorporando stili e tecniche di altri sport da combattimento e arti marziali, e rivolgendosi a un pubblico sempre più ampio di amatori e dilettanti.

Le varie discipline si distinguono principalmente per la possibilità di vincere per K.O., per le parti del corpo con cui è consentito colpire l’avversario e per i bersagli ammessi.

Presso l’ASD CHAOS TEAM si studiano:

LIGHT CONTACT/ FULL CONTACT: eredi più prossime dell’originale full contact karate, oltre a tutti i pugni del pugilato, prevedono calci sopra la cintura, tirati con il piede protetto da parapiedi. Le lunghe distanze e la spettacolarità dei calci hanno permesso al light/full contact di attraversare i decenni ed essere ancora oggi uno sport estremamente tecnico e avvincente.

KICK LIGHT/ LOW KICK: è possibile colpire anche con le tibie, coperte da apposite protezioni, e le gambe dal ginocchio in su sono un bersaglio, quindi si moltiplicano le possibilità tecniche e strategiche.

Tra le discipline della kickboxing rientra anche il K-1 Rules, che trattiamo separatamente per le sue peculiarità.

Si ringrazia Silvia Scampini per i testi