PUGILATO

“È il posto più bello del mondo, il ring. Sai quello che ti può capitare.” (Mike Tyson)

Ne è passato di tempo dal pugilato descritto nell’Iliade e nell’Eneide, in cui uomini imponenti si scontravano con solo cuoio e placche di piombo a protezione delle mani. Solamente nel XVIII secolo nascono le prime scuole di pugilato moderno in Europa e il primo regolamento che prevede un ring delimitato da corde, i “secondi” all’angolo, un arbitro per il giudizio e uno per il tempo, e l’esclusione di colpi portati con parti del corpo diverse dai pugni e sotto la cintura.

boxeIl pugilato comincia a diventare uno sport e non più uno scontro cruento, anche se ancora non c’erano limiti di tempo nei combattimenti e gli incontri proseguivano teoricamente finché uno dei contendenti soccombeva. È rimasto nella storia l’incontro durato ben 7 ore e 19′, disputato nel 1893 a New Orleans tra J. Bowen e T. Burke a New Orleans, e terminato pari perché nel frattempo era sopraggiunta l’oscurità.

Bisogna aspettare il primo ‘900 per la limitazione della durata degli incontri, e il numero fisso di riprese porta con sé l’idea di “vittoria ai punti”, quindi una maggiore tecnica.

Il pugilato di oggi non è più forza bruta, quindi, ma studio intelligente dell’esecuzione dei colpi e della strategia, oltre a preparazione fisica basata sulle più recenti teorie dell’allenamento.

Che sia per fitness o per ambizione sportiva, la pratica del pugilato richiede un intenso sforzo fisico di tutto il corpo, in primo luogo le gambe, e lo sviluppo di forza, resistenza e velocità. Ma è soprattutto la mente che viene temprata attraverso la continua sfida di adattarsi e trovare soluzioni.

Si ringrazia Silvia Scampini per i testi